
Nel bel mezzo della calura estiva, Riot Italia decide di applicare un provvedimento finora mai visto nel nostro Paese ( e comunque applicato solo 7 volte nel mondo fino ad oggi, una della quali per il caso di Tyler1 ,poi ritirato) ossia il cosiddetto ID BAN ai danni di Brizz94. Questa misura, particolarmente punitiva, impedisce al destinatario di avere un account Riot Games ora e per sempre su qualsiasi titolo dello sviluppatore, anche su giochi futuri.
Esattamente come nel caso di Tyler1 (noto streamer di League of Legends, titolo di punta di Riot Games) la scure dell’ID BAN si è abbattuta sulla testa di Brizz94 (al secolo Luca Brizzante, ex giocatore professionista di League Of Legends, detentore del maggior numero di titoli vinti in italia e notissimo streamer del medesimo gioco) a causa dei comportamenti in Live, ritenuti da Riot Games incompatibili con le loro linee guida per la community poiché incitanti alla tossicità in game.
L’annuncio del Ban
La risposta del “Magister“, nomignolo con cui lo chiama la sua community, non si è fatta attendere. Lo streamer ha spiegato nel corso di una live su Twitch le motivazioni del provvedimento e come lo stesso gli sia stato comunicato.
La comunicazione è avvenuta attraverso un server privato di Discord riservato ai creator di contenuti di League of Legends. Nel messaggio in questione, il community manager italiano ribadisce la tolleranza zero per i comportamenti “tossici” ed invita tutti gli altri creators ad interrompere le collaborazioni con l’ex pro-player, preannunciandone il perma-ban ed invitandoli a mantenere un comportamento “professionale”.
Dal suo canto Brizz94 si è ritrovato bannato senza una vera e propria comunicazione ufficiale (per lo meno al momento in cui scrivo) venendone a conoscenza tramite il rimbalzare di screenshot del messaggio su Discord.
League of Legends, la tossicità e Brizz94
Volendo esplorare il merito della questione, bisogna prima fare alcune considerazioni.
Chi conosce il mondo di League of Legends ha sicuramente familiarità con il concetto di tossicità (il gioco è universalmente riconosciuto come uno di quelli con la community più aggressiva ed esasperante) e di come buona parte dei giocatori siano i peggiori che potreste mai incontrare online.
Allo stesso modo chi conosce sia Twitch che League of Legends, conosce Brizz94: il passato da pro-player, i titoli vinti ed il grande seguito sulla piattaforma di streaming lo precedono. Lo precede tuttavia anche la fama di essere un giocatore incline al tilt, ossia al perdere le staffe con facilità (cosa peraltro non rara nella community). A condire il tutto una propensione veneta alla bestemmia, il gusto della sua chat per battute al limite del bannabile ed avrete una buona approssimazione di cosa sia una Live del Magister.
Potremmo azzardare un parallelo definendolo un Dr. Disrespect nostrano.
Vale la pena di far presente che tutto ciò non ha mai (che io sia a conoscenza) costituito un problema per Twitch, il sito che ospita le dirette streaming.
Il problema è sorto solamente lato Riot Games.
Lo sviluppatore ha recentemente intrapreso una crociata al fine di epurare i comportamenti tossici dei propri utenti all’interno dei vari giochi targati Riot. Proposito ammirevole, per carità, ma forse un po’ fuori tempo. La community dei giochi Riot, ed in modo particolare League Of Legends, è sempre stata tossica a partire dalla nascita. Il gioco è sempre stato permeato da atteggiamenti aggressivi, insulti in chat e comportamenti in game volti a far innervosire i compagni di squadra (morire di proposito, non partecipare attivamente al gioco ecc. ecc.). I provvedimenti presi recentemente, quindi, hanno il sapore di voler chiudere la stalla quando ormai i buoi sono belli e scappati.
Chiaramente non è solo League of Legends a patire utenti di questo calibro, anzi. Sono molti i giochi ad avere problemi di tossicità, è una piaga in generale delle modalità multiplayer online. League of Legends paga lo scotto dell’enorme diffusione globale e del successo riscosso, in parte guadagnato anche con il contributo dei creators digitali.
Il dito e la Luna
Benché ora Riot Games punti fermamente il dito nei confronti di alcuni creators, rei ai suoi occhi di “fomentare” comportamenti tossici, il vero problema sta nella community di giocatori stessa, lasciata per anni libera di fare il bello e cattivo tempo.
Fino a qualche tempo fa, la misura più impattante per ridurre la tossicità nel gioco era “accettare” una serie di buoni propositi all’avvio del client di gioco. Un po’ come i cookies quando accedi ad un sito. Punto.
Il sistema di report a fine partita funzionava una volta su dieci. E spesso aveva anche risultati tragicomici (miei conoscenti si sono ritrovati la chat ristretta per due settimane solo perché reportati per scherzo alla fine di una partita).
Molti utenti di alto livello hanno molteplici accounts, spesso livellati tramite l’ausilio di bot. Trovarsi in partita un bot che gioca al posto di un essere umano impatta in maniera determinante l’esito, specialmente se si tratta di partite classificate.
Altri utenti utilizzano scripts di terze parti che prendono il controllo del personaggio per evitare con precisione chirurgica di essere colpiti, diventando di fatto immortali.
L’elenco potrebbe continuare parecchio, ma mi limiterò solo a nominare altri problemi della community dei giocatori come ad esempio accounts Smurf, Elo Boosters, compravendita di accounts, trolls in generale.
In questo discorso ancora non menzioniamo i problemi lato tecnico che il gioco ha in sé e per sé: client mostruosamente farraginoso, più pesante del gioco stesso; bugs ad ogni update con conseguenti bugs abusers che massacrano l’esperienza di gioco (qualcuno ricorda il bug di Neeko?); bugs sugli oggetti che creano interazioni anomale con le abilità dei personaggi; sistema di matchmaking ormai definitivamente rotto, e che pertanto porta ad avere partite completamente sbilanciate.
Questa digressione serve per arrivare ad un punto. Se la community è tossica non è solamente colpa di chi, come si dice in gergo “flamma”.
Se il sistema ha delle falle consistenti ed in quelle falle i giocatori sono liberi di sguazzarci ad libitum rovinando l’esperienza di gioco ad altri, state pur certi che si creeranno altri giocatori tossici incazzati come iene perché il gioco non funziona. E saranno giocatori arrivati alla conclusione che
“Se sei forte sali, forse”.
Non da ultimo, la richiesta forte di una sistemazione generale dello stato, a tratti penoso, del gioco era diventata un cavallo di battaglia di Brizz94 nelle sue live.
Brizz94 è stato a lungo e duramente critico con Riot Games e forse non è da escludere che questo possa aver giocato un ruolo nella decisione di giungere all’ID BAN.