Pokemon GO

In difesa di Pokemon GO

 

Non è raro nel mondo dell’intrattenimento digitale che un titolo divenga bersaglio di vere e proprie di campagne di odio, o di attacchi continui da parte di gruppi di detrattori. Spesso la forza, e la durata, delle ostilità è funzione diretta del successo che il titolo riesce ad ottenere. Nemmeno Pokemon GO non è riuscito a sottrarsi a questa regola costante. Per chi avesse vissuto sotto un sasso negli due mesi scarsi, Pokemon GO è un videogioco sviluppato da Niantic e distribuito sul mercato mobile. Nel gioco vestiremo i panni di noi stessi in versione “allenatore di Pokemon”. Il punto saliente di Pokemon GO è quello di basare il gameplay sulla posizione GPS del giocatore, proponendo come campo di gioco i luoghi fisicamente visitati dal giocatore attraverso delle meccaniche di realtà aumentata (vecchio pallino di Google, che per inciso era proprietaria di Niantic fino al 2015).

Pokemon GO è riuscito a far parlare di sè ancor prima del rilascio ufficiale, inizialmente limitato ad alcuni paesi selezionati. Il gioco si è diffuso via Internet, tramite canali non ufficiali, ancora prima del day One in Italia come in molti altri paesi, preannunciando il successo che avrebbe avuto. Di fatto Niantic, con la partecipazione di Nintendo e della Pokemon Company, a creare un fenomeno di massa sui Pokemon  come non se vedevano dagli anni ’90. Ed è qui che i soliti noti hanno cominciato a parlare.

Intendiamoci, la mia non vuole essere una difesa a spada tratta del gioco in sé o del mondo dei Pokemon in generale. Personalmente conosco a malapena i Pokemon più famosi e non ho mai giocato i titoli Nintendo per le consoles portatili (già sento i fischi…).

Ma ho provato Pokemon GO.

Al di là del gioco nudo e crudo ( che ho trovato noioso, ripetitivo e programmato letteralmente col buco di c**o) a stupirmi sono state le reazioni che il gioco ha suscitato in quel di Internet. Quella che più mi ha colpito è parto della fine mente di un noto “Vlogger” molto operativo su Facebook, il cui accento tradisce origini Capitoline (daje, se semo capiti). Il suo pensiero potrebbe essere riassunto con la sua frase “Avemo finito pure ‘e pippe AO!” alludendo al fatto che Pokemon GO fosse arrivato al primo posto della classifica della App più scaricate, sorpassando per visite anche portali del calibro di Uporn. Concetto semplice e di presa facile = viralità. Poco dopo metà Facebook ci teneva a ricordare come sarebbe meglio andare a figa che giocare con Pokemon Go. E giù verso il GGentismo più sfrenato: “Me sembrate tutti zombie! Annate a rompe il cazzo alle pischelle invece de gioca coi pokemon!” Ovviamente se non ci si tuffa in mezzo la cara e vecchia faiga il post non sarebbe completo. E non sia mai passasse anche la voglia di giocare a calcio ai nostri bambini! Post sul medesimo leit motiv ne ho contati a centinaia.

Passi pure che sono post “acchiappa-like” fatti ad arte. E va bene. Ma quando ci si mette pure il clic-bating a suon di bufale, no.

Titoli catastrofisti: “Morti 3 ragazzi mentre cercavano Pokemon” “Precipita e muore” il tutto, al solito, stra-farcito di pubblicità pagate. E ancora giù di GGentismo becero: “Vergonia!11!” “E’ pericoloso!!11!” “Socializzate invece di friggervi il cervello!!!!” “Siete zombie!” Curioso poi come, demograficamente parlando, chi sta tirando merda su Pokemon GO è la stessa identica fetta di internauti che ci ha intasato per anni le timeline di Facebook con notifiche di Candy Crush, FarmVille ed affini. Curioso poi come la stessa fetta di popolazione molto probabilmente usa il telefono mentre guida… ma di sicuro non acchiappa Pokemon, quindi tutto ok.

Pokemon GO, al netto del livello tecnico da migliorare, ha i suoi meriti e pregi. Parafrasando un meme al riguardo “è riuscito dove la figa ha fallito: far uscire i Nerd di casa”.

E non è solo una battuta. Sta riuscendo dove hanno fallito altri giochini basati sul camminare o sulle attività sportive all’aria aperta. Sta riuscendo nello spingere a conoscere i luoghi dove abitiamo (palestre e Pokestop si trovano spesso in corrispondenza di monumenti o punti di interesse turistico). E se riuscirà ad implementare la componente social del fratello minore Ingress , altro titolo di Niantic, avverrà quel salto qualitativo a livello tecnico di cui Pokemon GO ha disperatamente bisogno.

Le premesse ci sono: ho visto gruppetti di bambini con T-Shirt dei Pokemon girare per la mia città, sudati e sorridenti, pianificare percorsi da maratona per catturare Pokemon ed incontrarsi con altri amici.

Signori, mettiamoci d’accordo: se stanno tutto il giorno a giocare alla Playstation non va bene, se escono a camminare per (video)giocare con gli amici non va bene lo stesso?

” La verità, amici miei, è che non vi sta mai bene un cazzo.” [CIT]

 

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